La notizia bomba di ieri è la bocciatura del Lodo Alfano.
Passata la prima, comprensibile (e meritata) euforia, la cosa che mi ha tenuto più tempo a riflettere sono state le argomentazioni di Berlusconi e dei suoi amici e alleati contro ogni ipotesi di dimissioni del governo.
Già, non la volgarità di Silvio contro la Bindi (volgarità che invero, in lui, non mi stupiva così tanto da tempo), non la solita ignavia del Pd (che non deve trarre conseguenze politiche dalla vicenda, D'Alema dixit), ma il candore con il quale politici navigati che ricoprono ruoli istituzionali si lascino andare ad affermazioni totalmente contrarie alla Costituzione e di fatto eversive.
Il concetto è quello che ripetono ormai ossessivamente. Il consenso popolare di cui gode Silvio, con i "milioni di voti" apposti sul simboletto con la scritta "Berlusconi presidente" metterebbe il Capo e il suo governo al riparo dalla Costituzione e dalla legge, impersonate dalle insidie ingegnate dai noti bolscevichi della Corte Costituzionale, dai magistrati di Milano, addirittura da Napolitano (che povero, il lodo l'aveva pure firmato).
Tutto ciò contraddice l'art 1 dela Costituzione ("La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nei limiti della Costituzione"). Ma fin qui nulla di strano.
Se non fosse che questo concetto assomigli moltissimo alla Volontà Generale di Rousseau (quello nella foto), ossia, in due parole, la teoria della sovranità popolare assoluta (svincolata da ogni legge o magistratura) le cui azioni si presuppongono vere e morali e a cui ogni individuo deve sottomettersi.
O meglio, le stentate frasi dei difensori del governo (della serie "Berlusconi ha preso i voti, se lo processano è un attentato alla democrazia") assomigliano molto alle altrettanto rozze argomentazioni usate dai fascisti e dai democristiani di ogni epoca per attaccare i valori della Rivoluzione Francese, prima, del progresso sociale, della sinistra in genere e in particolare dei comunisti.
Per tale visione del tutto reazionaria, i rivoluzionari francesi erano coloro che, issandosi al di sopra delle consuetudini, delle leggi esistenti, della religione (in realtà dei privilegi secolari di sovrani, nobili, prelati) si auto nominarono attuatori di una Volontà Generale (il bene del popolo che intendevano rappresentare) per attuare i loro intenti di dominio.
Un filo rosso, poi, unirebbe secondo questa visione Rousseau a Robespierre, il Terrore alla Rivoluzione d'Ottobre e allo stalinismo. Ovvero la fedeltà cieca ed integralista ad una verità assoluta, ad un ideale, ad un dogma, che annebbiando la mente condurrebbe l'uomo ai peggiori abomini, azzerando ogni riverenza per Dio e il diritto naturale, ogni tolleranza per il diverso e per ogni punto di vista esterno. I comunisti italiani, da ultimi, sono stati descritti come irriducibili alla democrazia, peccaminosi e mangiatori di bambini.
Sul punto, storicamente e filosoficamente, ci sarebbe molto da discutere, serenamente.
Ma che a difensori di tale punto, in pratica, si ergano i peones di Berlusconi, dimostra quanto costoro abbiano perso ogni senso della democrazia liberale, della divisione dei poteri, del senso delle istituzioni (tutti baluardi contro la sinistra bolscevica, naturalmente).
Le elezioni diventano il diritto divino che unisce il popolo al Re, novello Luigi XIV.
E' del tutto insufficiente ormai qualsiasi appello alla semplice difesa della Costituzione e delle istituzioni Repubblicane. Il giochino si è rotto da tempo. Ogni invito a Berlusconi a continuare a governare è in questo senso intollerabile.
Il premier è un massone corrotto e corruttore, in rapporti con la mafia. Il Parlamento un'adunata di galoppini nominati d'ufficio, l'economia è in mano ad approfittatori, che o chiudono le fabbriche per salvare i profitti a breve termine oppure sono direttamente parte della criminalità organizzata.
Deve tornare all'ordine del giorno la parola Rivoluzione.

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